Cos'è la Cataratta
Hai più 60 anni?
La tua vista è offuscata o doppia?
La tua pupilla ha un aspetto bianco?
Cristallino con cataratte
La luce è sparsa in tutta la retina?
La cataratta è un processo di progressiva perdita di trasparenza del cristallino. Questo processo, legato a fenomeni di ossidazione delle proteine che lo costituisco- no, è il risultato di un fenomeno biochimico che si verifica con l’aumentare dell’età. L’allungamento della vita media ha portato a un aumento del numero di casi, tanto che oggi l’intervento di asportazione della cataratta è uno dei più eseguiti in tutto il mondo.
Anche se si tratta di una patologia tipica della senescenza, può interessare anche età meno avanzate, ma in questi casi si tratta di cataratta legata a fattori secondari (diabete, fenomeni infiammatori, esposizione eccessiva a radiazione infrarosso o ultravioletta, cause iatrogene e congenite).
Cataratta – Sintomi e classificazione
La cataratta è un processo di progressiva perdita di trasparenza del cristallino. Questo processo, legato a fenomeni di ossidazione delle proteine che lo costituisco- no, è il risultato di un fenomeno biochimico che si verifica con l’aumentare dell’età. L’allungamento della vita media ha portato a un aumento del numero di casi, tanto che oggi l’intervento di asportazione della cataratta è uno dei più eseguiti in tutto il mondo.
Anche se si tratta di una patologia tipica della senescenza, può interessare anche età meno avanzate, ma in questi casi si tratta di cataratta legata a fattori secondari (diabete, fenomeni infiammatori, esposizione eccessiva a radiazione infrarosso o ultravioletta, cause iatrogene e congenite).
Cataratta – Trattamento
La cataratta totale rende praticamente ciechi ed è necessario intervenire chirurgicamente, sostituendo il cristallino opacizzato con una lente artificiale intra-oculare, posizionata dietro all’iride, secondo la tecnica sviluppata dal noto chirurgo russo Fyodorov [1] [2]. In passato erano stati commercializzati colliri destinati a rallentare il processo di opacizzazione del cristallino. ma tali prodotti nel tempo non hanno di- mostrato una reale efficacia clinica.
L’intervento praticato oggi, definito facoemulsificazione. si svolge nella maggior parte dei casi in anestesia topica, ottenuta instillando gocce di collirio anestetico qualche minuto prima dell’intervento. Talvolta tuttavia è necessaria l’anestesia locale, ottenuta tramite una iniezione di anestetico dietro il bulbo oculare, oppure l’anestesia generale (pazienti non collaboranti, affetti da demenza ecc…). L’intervento di cataratta è, come dichiarato dalla SOI (Società Oftalmologica Italiana) un inter- vento oculistica maggiore, in quanto rivede l’ingresso nel bulbo oculare e l’asporta- zione di una parte dello stesso (il cristallino). Pertanto è un intervento delicato con una lunga curva di apprendimento da parte del Chirurgo Oculista. Dopo aver praticato un’apertura circolare nella capsula anteriore del cristallino (l’ampiezza del taglio si è andata progressivamente riducendo negli anni, grazie anche alla produzione di cristallini artificiali pieghevoli, che vengono inseriti nell’occhio con un inietto- re), il nucleo del cristallino viene frantumato dal chirurgo mediante una sonda ad ultrasuoni (“facoemulsificatore”), il che ha comportato la riduzione dei tempi d’intervento: tuttavia, quanto più la cataratta è “matura” (ossia più è in fase avanzata), più il nucleo lenticolare diviene duro ed il chirurgo impiega più tempo nel processo di facoemulsificazione. Tale processo è estremamente delicato (il cristallino catarattoso è spesso circa 4 mm e la capsula posteriore che lo sorregge è spesso meno di 10 micron (millesimi di millimetro). L’apertura di tale capsula di protezione può avvenire anche spontaneamente durante l’intervento, che in tali casi viene convertito e ha durata maggiore.
Se poi il cristallino è diventato particolarmente opaco e duro, l’intervento con il metodo sopra descritto di facoemulsificazione può non essere eseguibile: in questi casi, non così rari, la cataratta dovrò essere operata con metodi di estrazione extra- capsulare già in uso da molti anni. Tali metodiche non comportano diminuzione della capacità visiva rispetto all’intervento effettuato con facoemulsificazione, ma richiedono un tempo di guarigione più lungo poiché il chirurgo deve effettuare un’apertura dell’occhio più ampia che richiede tempi di cicatrizzazione più elevati (vengono apposti punti di sutura corneali che verranno eventualmente rimossi dopo alcuni mesi).
La capsula del cristallino, completamente svuotata, viene comunque utilizzata per l’inserimento di una lente artificiale che può anche andare a compensare un difetto di vista preesistente (miopia, astigmatismo o ipermetropia): la visione tuttavia è monolocale, pertanto il paziente dovrò comunque portare occhiali per correggere la visione da lontano o da vicino. Da alcuni anni sono state introdotte in commercio lenti intraoculari capaci di correggere la visione sia da lontano sia da vicino. Queste lenti multifocali non sono attualmente rimborsate dal sistema sanitario nazionale.
L’apertura della cornea è di solito molto piccola (intorno ai 2 millimetri) e spesso non è necessaria l’applicazione di punti di sutura. Questi tuttavia possono essere utilizzati dal Chirurgo Oculista, in alcuni casi particolari o nel caso in cui ne ravveda la necessita (tendenza all’impegno irideo, pazienti non collaboranti, tunnel non a tenuta etc…) Dopo l’intervento è necessaria la protezione del bulbo da traumi, da luce eccessiva e da infezioni e l’instillazione di colliri a base di antibiotici, cortisonici e midriatici. Considerando l’intera comunità dei Medici Oculisti in Italia, solo una minima percentuale di essi è addestrato per eseguire l’intervento di cataratta. Nei Paesi anglosassoni, in cui esistono da molti anni le sub specialità (ovvero la netta divisione delle competenze chirurgiche e delle specialità cliniche), la chirurgia della cataratta è considerata sub specialità assestante a causa della lunga curva di apprendimento.
La durata dell’intervento è variabile: da IO minuti a circa un’ora. Altre variabili sono: tipo di anestesia, percentuale di ultrasuoni utilizzati, metodiche di dilatazione pupillare. grandezza e posizione dei tagli di accesso nel bulbo oculare, modalità di frammentazione e aspirazione della cataratta, necessita o meno di punti di sutura finali, utilizzo di farmaci al termine dell’intervento per la flogosi, il restringimento pupillare etc…